Progetto di formazione per una comunità scolastica nel territorio:
il supporto dell
’Ente Locale

Una iniziativa pensata come un percorso di crescita individuale e sociale promosso dall’Ente Locale[1] attingendo ai fondi per il diritto allo studio. Prevede dei seminari, prima di sensibilizzazione, riservati a un pubblico vasto, e poi di approfondimento sul tema della mediazione, aperti alla cittadinanza e in particolare ai genitori, ai docenti unitamente ai dirigenti di tutte le scuole del territorio, al personale ATA (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario) e docenti in pensione. Ciascun gruppo può risultare costituito da persone rappresentanti tutte queste realtà.

Tale criterio di composizione del gruppo è dirompente e sottintende precise scelte metodologiche. Vale la pena soffermarsi a riflettere sui motivi che lo rendono così fondamentale.

Le scuole ci presentano a volte uno spettacolo deludente quando si chiudono nel loro presunto o vero prestigio di singolo istituto, salvo mostrarsi, spesso in forme di “esibizione commerciale” nell’open day di fine anno in cui si aprono al territorio per presentare le loro migliori attività con scopi di concorrenza e di accaparramento degli alunni: preziosi soprattutto in fase di iscrizione e di formazione delle classi. Come se l’alto numero degli allievi costituisse, ipso facto, un accreditamento per la scuola stessa.

L’impressione è rinforzata quando usano gli accordi di rete solo per assolvere ai vincoli posti dai finanziamenti, se erogabili solo a queste condizioni, ma di fatto si vivono rivali  e in competizione.

Non meglio appaiono quando considerano il personale ausiliario una forza marginale e spesso difficile da capire  sia nelle richiesta che fanno agli Organi Collegiali e non, sia nei conflitti che essi aprono con i colleghi, con i ragazzi, con i docenti.

Le scuole ancora figurano male quando si privano definitivamente di un dipendente senza più possibilità di interscambio, anche nel caso di un docente che a essa è stato legato magari per una vita e che avrebbe disponibilità e piacere di mantenere i contatti professionali, seppur di natura diversa .

Il progetto, che prevede un primo ciclo di seminari di sensibilizzazione e un  secondo ciclo di approfondimento, cerca di porre rimedio a  quanto finora denunciato.

Si distingue però  per l’inserimento:

ü      delle figure ausiliarie del mondo della scuola, 

ü      di insegnanti in pensione

ü      di operatori appartenenti non a un singolo istituto ma rappresentativi di quasi tutte le realtà scolastiche presenti nel Territorio.

È un valore aggiunto creare gruppi eterogenei per professione, provenienza, riferimenti culturali, abbattendo gli steccati prima lamentati. Infatti  lo svolgimento del percorso, che trova nella diversità reale la materia di studio, si fonda sulle esercitazioni per  sperimentarne le difficoltà e l’importanza, i limiti e le risorse, i rifiuti più o meno consapevoli e le fatiche del riconoscimento e della valorizzazione dell’altro; e dalla conoscenza concreta  di ciò che accade si cerca di  apprendere  le modalità per vivere la diversità costruttivamente.

Una parola va spesa per sottolineare la preziosità di due dati: la presenza del personale ATA e dei docenti fuori servizio.

Già l’inserimento stesso delle figure ausiliarie  esprime la considerazione di quanto queste vadano riconosciute come parte significativa e integrante della rete di operatori della scuola e di quanto, in sinergia, ne determinano il clima relazionale . Inoltre, costituisce un raro momento in cui parti che tendono  a restare mondi non comunicanti tra loro e ciascuno chiuso nel suo campo d’azione, si incontrano, vivono occasioni di dialogo e confronto dei diversi punti di vista consentendo un ascolto dei bisogni di ciascuno. Presupposto questo per fondare la capacità di prendere in comune decisioni complesse che lasciano le varie componenti soddisfatte perché considerate nella loro dignità e nel loro valore.

Costruire questa capacità significa alimentare la motivazione all’impegno e alla partecipazione attiva.

La seconda componente, gli insegnanti in pensione,  risulta una risorsa preziosa in quanto ha mette in gioco da una parte la disponibilità di tempo conseguente allo status di congedato per pensionamento, e dall’altra il desiderio di spendersi in modo nuovo nello stesso ambito di appartenenza dove si è maturata sul campo una lunga esperienza. Figure preziose quindi, da utilizzare in modo flessibile, quali gli interventi nella scuola sul tema della Mediazione e della relazione costruttiva devono essere, sia quando rivolte alle classi sia quando pensati per i docenti ei genitori.

Tali docenti possono costituire una forza per il Territorio che vuole creare e gestire nuovi servizi per prevenire il disagio, combattere la dispersione, compensare la riduzione dell’organico dei servizi sociali, nei luoghi dove si verifica, e potenziare la risposta al bisogno di ascolto che sempre più viene dalla famiglia. Questa infatti, cogliendo nella scuola l’attenzione ai problemi formativi degli studenti, tende a riversare su di essa anche nuove richieste di ascolto delle difficoltà e dei conflitti che sta vivendo. Una richiesta che crea al corpo docente in servizio un appesantimento che a volte diventa insostenibile, per questo spesso mal sopportato. Viene  considerata non di diretta competenza e così di fatto apparentemente si mostra: un’opera impropria di supplenza.

Ma se è pur vero che la scuola si occupa dei figli, non può ignorare che essi in modo più o meno esplicito risentono della qualità della vita della famiglia.

Quale allora migliore opportunità per realizzare il compito formativo accogliendo con competenza anche le difficoltà del contesto in cui il bambino vive? Quale futuro ricco di senso e di prospettive può aprirsi  a quei docenti che hanno scelto di affrancarsi dall’impegno continuativo dell’insegnamento e sono ben felici di rimettersi in gioco soltanto con il meglio del loro passato di educatori, per un tempo limitato, senza appesantimenti formali e burocratici, con una nuova professionalità che non annulla ma recupera quella precedente, non ovviamente rispetto alla disciplina di insegnamento, ma alla dimensione formativa? Quale sostegno possono essere per la scuola dell’autonomia che vuole qualificare il suo POF/Piano dell’Offerta Formativa?

Non si tratta, però, solo di “far uso” di  figure volontarie o semivolontarie per riuscire davvero a essere propositivi e rispondenti ai bisogni dell’utenza senza scontrarsi con i problemi delle scarse risorse finanziarie che impediscono agli Istituti di assumere personale aggiuntivo.

Si tratta  soprattutto di servirsi di professionisti qualificati. Che hanno negli  anni acquisito una formazione, spesso a carico dello stesso  Ministero della Istruzione, l’hanno coniugata con l’esperienza diretta e conoscono bene, fin nelle pieghe più recondite, l’istituzione scolastica e le sue dinamiche, il mondo degli allievi, la  difficile alleanza scuola-famiglia, da sempre considerata un obiettivo, ma spesso sacrificata all’emergenza rappresentata dagli altri compiti direttamente rivolti agli alunni.

Si tratta di persone di qualità, già consapevoli, spesso anche per gli eventi di vita presumibilmente incontrati direttamente o comunque da vicino, del mistero della vita, delle angosce di oggi, della delusione dell’adulto provato dai suoi fallimenti nonostante gli sforzi, dall’esito opposto  a cui sono approdate le sue migliori intenzioni nonostante l’impegno profuso, dal suo sentirsi  a volte confuso e in balia di forze che non sa controllare, perso in un mondo di solitudine e di sovraffollamento di sollecitazioni, di incontri virtuali.

Sono persone pronte a fruire la formazione sulle nuove tematiche  di cui stiamo parlando, che  meglio sanno capitalizzare il percorso offerto. Potenzialmente adeguate per gestire in toto o in parte progetti di educazione alla relazione e curricola di sviluppo dell’intelligenza emotiva.

Sono professionisti che possono preparare i ragazzi alla Mediazione dei conflitti tra pari, dedicarsi ad ascoltare e mediare i conflitti che in genere si possono aprire nel contesto scolastico tra ragazzi e docenti,  e tra docenti e dirigenti. Potrebbero, inoltre, costituire anche uno staff di appoggio alla dirigenza, di solito “l’imbuto” dove confluiscono i conflitti mal gestiti di tutte le componenti, così assorbenti  da monopolizzare la loro attenzione e distoglierla da altre  competenze specifiche del compito.

Sarebbero figure idonee a svolgere tale compito anche in quanto sufficientemente estranee al collegio dei docenti e più facilmente neutrali, quindi meglio accolte rispetto a figure, ugualmente professionalizzate, ma di colleghi.

Inoltre, sarebbero persone che non vedono nella indeterminatezza e  non rigidità degli orari di lavoro, così come richiesti da questi compiti mai rigidamente organizzabili, pena la non rispondenza allo scopo per cui sono nati, un limite e una fonte di insicurezza, ma un valore rispondente alle loro esigenze.

Già durante i seminari sia la componente ATA sia la componente dei docenti a riposo spesso testimoniano una rinnovata motivazione, una riscoperta delle proprie potenzialità, un aumento dell’autostima e un rinvigorimento della consapevolezza civica.

Se la goccia pensasse di non essere importante non ci sarebbe l’oceano”.

Chissà che una rinnovata ricchezza della progettualità della scuola non passi quindi non tanto dall’inserimento di forze nuove, ma dal rendere nuove quelle già disponibili!

 

 



[1] Questo progetto è stato già promosso dal Comune di Cinisello Balsamo(Milano), Centro Elica del Settore socioeducativo - Assessorato all’Istruzione, a partire dal 2001.


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