PROGETTO PER EDUCATORI: PREVENIRE IL DISAGIO

I presupposti di senso

Può giovare tornare per un attimo al passato che ci riguarda personalmente: non è difficile riportare alla mente tutte quelle volte in cui avremmo voluto comunicare il nostro stato d’animo ai nostri genitori e non ci siamo riusciti, perché non credevamo potessero capirci, perché temevamo che ci avrebbero in qualche modo penalizzato, perché, pur fidandoci di loro, abbiamo provato un forte imbarazzo a esprimere le nostre paure, la nostra rabbia, i nostri desideri più profondi. Quanti di noi sono stati concretamente aiutati in questa esigenza comunicativa? Altri tempi si dirà,  eppure non mancano certo ancora madri e padri apparentemente aperti e comunicativi che ignorano le emozioni dei figli, in quanto non sanno come affrontarle, in quanto non hanno con essi una relazione empatica; oppure che se ne fanno giudici integerrimi e dunque frustranti, o che sono abili a sollecitare il dialogo, disponendosi all’ascolto, senza per questo riuscire a trovare con i figli delle soluzioni praticabili al loro disagio. Ad ognuno di questi casi si accompagna una peculiare sofferenza, al di là di ogni sicumera eventualmente palesata, di ogni apparente orgoglio di buon educatore.

Era dannoso che ciò accadesse qualche decina di anni fa, è grave che accada oggi, quando la complessità della vita mette ancora di più in difficoltà. Pensiamo come devastante possa essere, se ci riferiamo, per esempio, ai ragazzi già destabilizzati da conflitti familiari, comunque nocivi, che approdino o non approdino al divorzio. Eppure sia la prassi didattica sia l’esperienza personale possono testimoniare la rarità di un ascolto profondo, che riconosca i bisogni più veri celati sotto richieste apparentemente altre. Invece è data la “normalità” di non sentirsi compresi nelle esigenze più vere. Quale rapporto vi sia tra questo vissuto e la demotivazione all’apprendimento, la contestazione dell’”altro”, sia genitore sia preside o docente, il disorientamento, la trasgressione fino alla devianza, la ribellione, possono variare certamente da caso a caso, comunque la sofferenza e la riduzione della messa in gioco delle qualità positive è certa.

Grazie agli studi più recenti sull’intelligenza emotiva, allo stato attuale è possibile affermare che, laddove vi sia un educatore adulto capace di esercitare l’empatia, l’isolamento affettivo non avrà la stessa incidenza.

Ormai è accertata la convinzione che la gestione positiva delle emozioni influisce sulla buona riuscita della vita delle persone. Fondare e consolidare l'autocontrollo, sviluppare l’autoconsapevolezza, provare entusiasmo, agire la perseveranza, vivere la capacità di automotivarsi mettono la persona nelle condizioni di far fruttare al meglio tutto il proprio potenziale intellettivo.

Questo progetto intende, oltre che prevenire la dispersione, evitare che la qualità dell’apprendimento sia scadente e contribuire fortemente all’orientamento che, nella sua accezione più ampia, è investimento sulla realizzazione più piena e soddisfacente dell’uomo sociale. Trovare un posto fisso oggi è diventato difficile, la crisi del lavoro è una certezza.

 ”A che cosa serve studiare? A che cosa serve progettare il futuro? A che cosa serve spendersi nei rapporti con gli altri, se poi non si avrà l’autonomia economica?”.

Interrogativi di molti giovani, che sottintendono serie e angoscianti verità, le quali possono diventare criteri amari a cui  informano la propria esistenza e che alimentano il senso di impotenza. Accantonare la certezza che veniva dalla stabilità di un posto fisso significa saper guardare con interesse alle nuove forme del lavoro, al terzo settore, al privato sociale, alle cooperative, al lavoro interinale, al telelavoro. Queste richiedono un nuovo atteggiamento, e, tra le altre, la capacità di essere creativi, di intuire la realtà che sta intorno con i suoi bisogni. Fondamentale è l’intelligenza emotiva e  la capacità di gestire le relazioni. Infatti è stato rilevato che persone con elevato quoziente emotivo possiedono qualità cruciali per affermarsi brillantemente nel sociale: una buona conoscenza di sé, un apprezzabile autocontrollo, la capacità di ispirare e motivare se stessi e gli altri, di percepire e comprendere i sentimenti e gli stati d’animo altrui, di relazionarsi, di comunicare.

Questo progetto vuole soddisfare un bisogno molto presente nell’alunno di oggi, cioè quello di essere riconosciuto, ascoltato, accolto con tutta la sua persona e di avere cittadinanza piena. Intende contribuire alla diffusione di una competenza generalizzata, che coinvolga tutte le componenti, genitori, insegnanti, allievi, e che riguardi la gestione delle relazioni.

Ogni relazione che crea salute e benessere si fonda su un ascolto profondo, tanto fondamentale quanto raro, e la componente emotiva gioca un ruolo di primo piano, molto più determinante delle ragioni logiche, oggettive. E si constata spesso quanto sia difficile essere attenti in modo naturale alle emozioni dell’altro.

Nell’ambito del presente progetto si prefigura un educatore che non  si sovrapponga al percorso di crescita che l’allievo sta effettuando, che  non prevarichi le conclusioni cui lui potrà giungere, ma che sappia coadiuvarlo e sollecitarlo nella ricerca di soluzioni autonome nella cui progettazione questi si percepirà ancora più rasserenato, in quanto vedrà delle strade da percorrere, migliorerà nell’autostima, avvertendosi capace di pensare a soluzioni che valorizzino in ogni caso la propria dignità di persona.

Resta fermo l’impegno di stimolare la partecipazione attiva e promuovere l’educazione alla cittadinanza e alla intercultura.

 

 

Scelte operative

 

L’attenzione si incentra sulle interazioni dell’allievo con gli insegnanti, i compagni, i genitori perché si sviluppi un clima relazionale che permetta l’alleanza educativa. 

Numerose esperienze dimostrano che, quando questa si realizza, scattano la solidarietà e la cooperazione verso il raggiungimento degli obiettivi comuni e  l’apprendimento  diventa un’occasione di impegno, di espressione del meglio delle personali capacità e si evita, di conseguenza, ogni forma di dispersione scolastica .

In particolar modo il gruppo viene guidato:

ü      a riconoscere con più chiarezza le proprie emozioni

ü      a diventare più abile nel controllo delle  emozioni e  a indirizzarle  in senso produttivo

ü      a migliorare la capacità di affrontare le situazioni problematiche

ü      a riconoscere, ciascuno, i punti di  forza e di debolezza del proprio carattere

ü      a sviluppare la capacità di ascoltare gli altri

ü      a essere  più attento alla comunicazione non verbale nei rapporti interpersonali

ü      a porre maggiore cura al ruolo dei sentimenti altrui nell’ambito della relazione educativa

ü      a tenere conto del punto di vista dell’altro

ü      a  acquisire maggiore sicurezza nella comunicazione

ü      a essere più disponibile alla collaborazione

ü      a sapere esporre il  punto di vista personale, pur in situazioni di contrasto,  senza incolpare gli altri

 

 

 

Azioni di sistema

 

Al fine dell’acquisizione da parte dei docenti di nuove competenze che restino patrimonio stabile della scuola e spendibili ulteriormente in altre iniziative permanenti, considerata l’innovatività del progetto, si parte con un breve percorso di formazione, finalizzato all’approfondimento tematico, alla conoscenza del materiale didattico da utilizzare, alla sperimentazione simulata.

In itinere vengono condotte: la supervisione e l’elaborazione dei feed-back ricevuti dagli allievi, il confronto tra i responsabili, docenti e tutor di ciascun modulo, preliminarmente supportato da un esperto esterno nel compito:

ü      di raccordare lo sviluppo dell’iniziativa con la didattica ordinaria,

ü      di curare l’interazione degli allievi con i docenti del corso,

ü      di stimolare la partecipazione e supportare i momenti di crisi o di stanchezza degli allievi,

ü      di ottimizzare il passaggio delle informazioni, -di mantenere i contatti con i docenti curriculari ed eventualmente con i genitori.

 

Si può poi attivare un centro di ascolto per permettere il counseling e l’accompagnamento individuale.

Il progetto può interessare anche gli alunni  per:

ü      avviare un percorso di riflessione e di educazione alla relazione interpersonale

ü      sviluppare delle modalità di comunicazione che permettano lo scambio costruttivo tra le persone

ü      creare la competenza necessaria per costruire una relazione forte e qualitativamente significativa con i pari e con gli adulti

ü      facilitare l’abitudine a far emergere soluzioni nuove e durature per la ricomposizione dei conflitti

ü      migliorare il clima relazionale all’interno della scuola

ü      prevenire lo scarso rendimento scolastico, il disimpegno sociale, il disagio, le scelte trasgressive, le manifestazioni di violenza.

ü      promuovere la cultura della gestione pacifica del conflitto

Si fa riferimento alla seguente tabella

 
DURATA
OBIETTIVI
CONTENUTI/ATTIVITA'
Prima fase dei lavori 20 ore
  • Sviluppare modalità di comunicazione che permettano lo scambio produttivo tra le persone
  • Provarsi in una situazione di gruppo con dinamiche positive
  • Concetto di dignità, di giusta distanza, di scambio
  • La comunicazione verbale e non verbale
  • La comunicazione empatica
  • L'ascolto attivo
Seconda fase dei lavori 20 ore
  • Conoscere le proprie modalità di gestione del conflitto e valutarne l'efficacia
  • La condivisione del prorio mondo interiore
  • La capacità di osservazionedelle dinamiche interpersonali
  • Mappa del conflitto
Terza fase dei lavori 20 ore
  • Sviluppare la capacità di fare emergere soluzioni nuove e durevoli per la soluzione dei conflitti
  • L'ascolto empatico
  • L'utilità di ricomporre una situazione di tensione
  • Il brainstorming

La metodologia è sempre interattiva e  operativa. Un breve inquadramento culturale introduce i lavori, prevalentemente basati sul role-playing, al termine dei quali è dato  ampio spazio alle osservazioni e alle valutazioni dei partecipanti.

 

 


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